Come imparare a notare gli odori che attraversiamo ogni giorno senza accorgercene

La Profumiera di Venezia · Ispirazioni

Come imparare a notare gli odori che attraversiamo ogni giorno senza accorgercene

Il mondo non comincia ad avere più odori: siamo noi a imparare a notarli.

Ci sono odori che riconosciamo immediatamente. Il caffè appena preparato. La scorza di un limone. La pioggia sull’asfalto caldo. Il pane che esce dal forno.

E poi ce ne sono centinaia che incontriamo ogni giorno senza quasi registrarli.

L’odore dell’aria quando apriamo una finestra al mattino. Quello di un corridoio appena pulito. Il legno di un mobile scaldato dal sole. Una borsa in pelle. La carta di un libro. L’interno di un’automobile. I vestiti appena tolti dall’armadio. Il metallo delle monete rimasto sulle dita.

Il nostro naso li percepisce. Semplicemente, molto spesso, la nostra attenzione è altrove.

Ed è proprio qui che comincia una delle parti più affascinanti dell’olfatto: imparare a sentire non significa necessariamente sviluppare una capacità che prima non avevamo. Significa, prima di tutto, imparare a prestare attenzione.

Sentire un odore e accorgersi di sentirlo non sono la stessa cosa

L’olfatto lavora continuamente.

Non dobbiamo decidere di annusare perché le molecole odorose raggiungano i nostri recettori. Accade mentre camminiamo, lavoriamo, cuciniamo, entriamo in una stanza o attraversiamo una strada.

Ma il cervello seleziona.

Se dovessimo analizzare consapevolmente ogni stimolo sensoriale che ci circonda, sarebbe impossibile concentrarci su qualsiasi altra cosa. Per questo gran parte delle informazioni viene rapidamente classificata come non importante.

Un ambiente in cui restiamo per qualche minuto può sembrarci quasi privo di odore, mentre una persona appena entrata potrebbe percepirne immediatamente uno molto preciso.

Non significa che il nostro olfatto abbia smesso di funzionare.

Semplicemente, il cervello ha deciso che quell’informazione non merita più tutta la nostra attenzione.

Per allenare l’olfatto dobbiamo quindi fare, almeno per qualche istante, il percorso contrario: riportare volontariamente l’attenzione su ciò che normalmente viene lasciato sullo sfondo.

Il primo esercizio non richiede nessun profumo

Una delle convinzioni più diffuse è che per educare il naso servano immediatamente decine di essenze, mouillettes e materie prime.

Sono strumenti fondamentali quando si studia seriamente la profumeria, ma l’educazione olfattiva può iniziare molto prima.

Può iniziare durante una passeggiata.

Provate a percorrere una strada che conoscete bene ponendovi una sola domanda: che odore ha questo luogo?

All’inizio la risposta potrebbe essere generica: città, aria, negozi, traffico.

Poi, continuando a osservare, qualcosa cambia.

Vicino a un bar compare una nota tostata. Passando accanto a una lavanderia arriva un’impressione pulita e muschiata. Una pasticceria lascia nell’aria qualcosa di burroso e vanigliato. Da un giardino arriva una nota verde, umida, forse leggermente terrosa. Vicino a un edificio antico possono comparire pietra, polvere, legno, umidità.

La città che sembrava avere un unico odore improvvisamente ne contiene decine.

Non sono comparsi in quel momento.

Erano già lì.

Siamo noi ad aver cominciato a notarli.

Prima di cercare il nome, cercate la sensazione

Quando si inizia a prestare attenzione agli odori nasce subito un’altra esigenza: identificarli.

«Che cos’è?»

È naturale, ma non sempre è la domanda più interessante.

Nel lavoro olfattivo il nome può persino diventare una scorciatoia. Appena diciamo “limone”, il cervello tende a chiudere l’analisi: conosco il limone, quindi non c’è più nulla da osservare.

In realtà anche un odore apparentemente semplicissimo può essere descritto in molti modi.

È brillante o morbido?

Secco o succoso?

Freddo o caldo?

Trasparente o denso?

Verde, dolce, amaro, ceroso, metallico, polveroso?

Ricorda qualcosa che avete già incontrato?

Cambia dopo qualche secondo?

Questo tipo di osservazione è molto più vicino al modo in cui lavora un profumiere.

Prima ancora di decidere che cosa sia una materia, interessa capire come si comporta.

Gli odori costruiscono una memoria molto particolare

C’è poi un fenomeno che rende l’olfatto diverso da quasi tutti gli altri sensi.

Un odore può riportare alla memoria qualcosa che non stavamo cercando.

Non necessariamente un evento importante. A volte è una stanza. Una stagione. Una persona. Una casa in cui non entriamo da anni. Il contenuto di un cassetto. Un viaggio. Un pomeriggio d’estate.

Ed è interessante osservare quanto queste associazioni possano essere personali.

Lo stesso odore che per qualcuno significa pulizia, per un’altra persona può ricordare un ospedale. Una nota resinosa può evocare una chiesa, un bosco oppure un mobile antico. La vaniglia può essere percepita come rassicurante, infantile, gourmand oppure eccessivamente dolce.

Non esiste necessariamente una risposta corretta.

Per chi studia profumeria, costruire una memoria olfattiva significa anche raccogliere queste associazioni.

Non basta sapere che cosa si sta annusando. Occorre sapere che cosa quell’odore fa dentro di noi.

Quando si comincia a studiare le materie prime, il mondo cambia ancora

A un certo punto l’osservazione quotidiana incontra la profumeria vera e propria.

Ed è allora che accade qualcosa di curioso.

Si annusa per la prima volta una materia prima isolata e improvvisamente la si riconosce ovunque.

Dopo aver studiato certi muschi, per esempio, diventa più facile individuarne la presenza nei detergenti, negli ammorbidenti e nei profumi.

Dopo aver conosciuto alcune molecole legnose e ambrate, si comincia a riconoscere quella particolare sensazione asciutta, diffusa e persistente che prima veniva semplicemente chiamata “legno”.

Lo stesso accade con i materiali agrumati, floreali, verdi o aromatici.

È un po’ come imparare una nuova lingua.

Prima sentiamo una frase come un unico suono. Poi impariamo le singole parole e improvvisamente riusciamo a separarle.

In profumeria succede qualcosa di simile: un profumo che prima appariva come un blocco unico comincia lentamente a rivelare la propria architettura.

Per questo le materie prime sono così importanti

Studiare una materia prima da sola è molto diverso dall’annusarla all’interno di un profumo finito.

È possibile seguirne l’evoluzione, confrontarla con altre sostanze, capire quanto spazio occupa, quanto velocemente arriva al naso, quanto rimane sulla mouillette e quali associazioni produce.

Un bergamotto non è semplicemente “agrumato”.

Un materiale legnoso non è semplicemente “legno”.

Un muschio non è soltanto “pulito”.

Più si osservano le differenze, più il vocabolario olfattivo diventa preciso.

Ed è proprio questa precisione, molto più del semplice riconoscimento dei nomi, che permette progressivamente di comprendere come vengono costruiti i profumi.

Un piccolo esperimento da fare oggi

La prossima volta che uscite di casa, scegliete tre momenti della giornata e fermatevi per qualche secondo.

Non cercate un profumo particolare.

Chiedetevi soltanto: che cosa sto sentendo adesso?

Provate poi a descriverlo senza preoccuparvi di trovare immediatamente il nome corretto.

All’inizio forse riuscirete a formulare soltanto poche parole.

Dopo qualche settimana potreste scoprire che quelle parole sono diventate molte di più.

È così che nasce una memoria olfattiva: non in un solo giorno e non imparando una lista di descrittori, ma attraverso centinaia di piccoli incontri.

Il mondo non comincia improvvisamente ad avere più odori.

Cominciamo noi ad accorgerci che li aveva sempre avuti.

Vuoi educare il tuo olfatto?

Scopri le materie prime una alla volta oppure vivi un’esperienza guidata per imparare a riconoscere, descrivere e comporre gli odori.

Irina Vaganova

Profumiera e docente di arte profumiera

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